Lo scrittore Max Brod ebbe incarico da Kafka di far fuori le carte che l'interessato morendo lasciava forse senza avere la forza di farle fuori lui stesso. Brod non eseguì, ecco perché leggiamo Kafka, inclusi i testi da lui scritti per fini personali. Del resto nei Diari ci sono brani narrativi eccellenti. Brod si portò in Palestina le carte che poi, dopo una serie di controversie legali comprensibili, sono finite in mano allo Stato d'Israele. Come la Palestina.
Anche Kafka aveva una mezza idea di andare in Palestina; se leggiamo una delle prime, se non la prima lettera scritta da lui a Felice Bauer, vi si trova un accenno. Le lettere scritte a Felice Bauer, fidanzata di Kafka, furono conservate da lei e poi vendute, quando Kafka, diversi decenni dopo la sua morte, era diventato celebre. Ecco perché volendo possiamo leggerle.
A cura di Nicola Spinosi, il blog è aperto a chiunque voglia leggerlo, ma si rivolge agli appassionati ...
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martedì 1 settembre 2015
venerdì 28 marzo 2014
Kafka era "una brava persona"
In questa fine di marzo 2014 su Repubblica abbiamo letto un testo del giurista Cassese in merito a "Il processo", tradotto in italiano tra gli altri da Primo Levi (Einaudi). Questo romanzo, insolitamente compiuto, può ben attirare l'attenzione specialistica di un giurista, in quanto racconta di un imputato che si sbatte invano tra tribunale ed avvocati senza capire di che cosa è accusato. La competenza specifica è utile, sempre, ma deve essere sostenuta dalla competenza aspecifica, altrimenti c'è il rischio di non vedere il panorama mentre si osserva il singolo villaggio.
Il testo di Cassese è tagliato, qua e là, quindi non sappiamo se nell'originale il passaggio dalla dimensione narrativa (il romanzo) a quella biografica (lettere, diari, informazioni sulla vita professionale di Kafka) è più sapiente di quanto ci appare nella versione diffusa da Repubblica.
Il Cassese sostiene sulla base delle accennate informazioni che Kafka era "una brava persona" ed aveva a cuore i poveri, eccetera. Quindi non meritava né il processo né la condanna.
Siamo lieti di apprendere che Kafka era "una brava persona", ma di brave persone in fondo ce ne sono un certo numero, mentre di persone brave a scrivere "Il processo" ce n'è una sola.
Mai mescolare. Tuttavia anche il grande Elias Canetti cade in questo errore all'incirca imperdonabile - con la costruzione che propone ne "L'altro processo": essere quello del romanzo ombra del "processo" patito da Franz a causa della rottura del fidanzamento con Felice Bauer.
Il testo di Cassese è tagliato, qua e là, quindi non sappiamo se nell'originale il passaggio dalla dimensione narrativa (il romanzo) a quella biografica (lettere, diari, informazioni sulla vita professionale di Kafka) è più sapiente di quanto ci appare nella versione diffusa da Repubblica.
Il Cassese sostiene sulla base delle accennate informazioni che Kafka era "una brava persona" ed aveva a cuore i poveri, eccetera. Quindi non meritava né il processo né la condanna.
Siamo lieti di apprendere che Kafka era "una brava persona", ma di brave persone in fondo ce ne sono un certo numero, mentre di persone brave a scrivere "Il processo" ce n'è una sola.
Mai mescolare. Tuttavia anche il grande Elias Canetti cade in questo errore all'incirca imperdonabile - con la costruzione che propone ne "L'altro processo": essere quello del romanzo ombra del "processo" patito da Franz a causa della rottura del fidanzamento con Felice Bauer.
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