Il primo capitolo di "America", pubblicato anche come racconto singolo con il titolo "Der Heizer" (Il fochista), è magnifico. Da qualche parte Kafka ha scritto che si tratta di un suo tentativo dickensiano, e sia, se lo dice lui; ma passiamo oltre.
Il testo consiste in sei scene.
Nella prima Karl, il protagonista, si trova sul ponte della nave appena arrivata nel porto di New York, ma non solo scambia la fiaccola della statua della libertà per una spada, infatti si accorge di aver lasciato di sotto l'ombrello. Lascia la valigia a un certo Butterbaum, lo sciocchino, e si fionda nei meandri della nave, notoriamente labirintici. Si perde, come anche noi ci perderemmo, infine si ferma davanti alla porta d'una cabina, bussa a caso e gli apre un gigante.
Nella seconda scena abbiamo Karl e il gigantesco fochista, di cui non sapremo mai il nome, chiusi nella cabina. L'uomo rimprovera con ironia e saggezza la grulleria di Karl, che per un ombrello ha lasciato la valigia nella confusione dello sbarco, poi afferma che potranno cercarla a sbarco finito, se ancora sarà dove Karl l'ha lasciata.Nelle more i due conversano e il fochista (o, se preferite, il fuochista) inizia, perdendo punteggio, a lamentarsi del suo lavoro, in particolare ce l'ha con un certo Schubal, un rumeno di merda (direbbe qualcuno) che sembra si diverta a rendergli la vita impossibile. Karl ascolta e aizza l'uomo, insomma, lui deve andare dal capitano e deve farsi valere. Talk is cheap.
Nella terza scena i due, il gigante e il ragazzino, percorrono gli ambulacri (Gangen) della nave, transitano dalla cucina dove alcune sguattere sexy, bagnate, lavano piatti e punzecchiano il fochista in merito alla sua strana graziosa nuova compagnia. Bel giovanottino!
Nella quarta scena i due amici si trovano al cospetto del capitano della nave. Il fochista, dopo una breve perorazione di Karl, inizia le sue lamentele, ma davanti ai signori che attorniano il capitano s'imbroglia e si dilunga rompendo l'anima a tutti, mentre Karl guarda fuori allo spettacolo del porto di New York. Uno sballo! Si accorge che il fochista è sì grosso e forte, ma anche imbranato, perde punti a precipizio, e interviene in sua difesa con notevole verve. Naturalmente non ottiene nulla, ma si mette in mostra. Uno dei signori presenti, un senatore americano, gli chiede, a Karl, come si chiama, e così abbiamo il riconoscimento, o agnizione, o anagnorisis (orpo!). Il senatore è lo zio di Karl, ah, che ragazzo fortunato! Che futuro gli si prepara! Costui ha ricevuto una lettera da una certa Brummer, la serva di casa Rossmann (così si chiama Karl), che lo ha avvisato eccetera eccetera.
Evento notevole in ambito kafkiano: il nostro eroe ripensa a quando la Brummer, incapricciata di lui, per la serie "amori ancillari" se lo è portato in stanza e se lo è fatto, non senza - orrore! tentar di farsi prodigare una buona leccata.
Fatto sta che la Brummer è rimasta incinta, ecco perché i poveri genitori (o genitori poveri) di Karl hanno pensato di spedire il "violentato" in America, così allo sbaraglio!
Povero bimbo! Dico sul serio.
Naturalmente dopo che è avvenuto il riconoscimento Karl diventa importante, tutti si complimentano, anche i funzionari portuali americani che non capiscono una parola, e lui si prodiga ancora per il fochista, ma lo zio senatore lo ferma, non è il caso. La classe è classe. Di qua i proletari, di là i signori (Herren).
Nella quinta scena entra il sopra ricordato Schubal, xenofobico persecutore del fochista, che vuol difendersi dalle accuse (di mobbing!), ed ha i suoi testimoni. Sguattere e marinai. Irrompono un po' di proletari e tutto diventa un casino, assai divertente. Una delle sguattere rizzacazzi ha messo ad un marinaio il suo grembiule. Il capitano s'inquieta. E' tempo per Karl di andarsene con lo zio, allora il ragazzo si avvicina al fochista e gli tocca affettuosamente, delicatamente una mano, dev'essere la prima persona che gli ha voluto bene in tutti i suoi sedici anni, che lo ha preso in considerazione. Che lo ha ascoltato. Un colpo di fulmine!
Nella sesta scena zio e nipote scendono giù e montano su una lancia che sta in attesa di loro. Karl guarda su e vede tutta la banda dei testimoni che saluta, il fochista è sparito, e lui, Karl, guardando bene lo zio si domanda: ma questo chi è? Sarà un buon amico com'è stato il fochista?
A cura di Nicola Spinosi, il blog è aperto a chiunque voglia leggerlo, ma si rivolge agli appassionati ...
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giovedì 10 ottobre 2013
lunedì 5 agosto 2013
Il ping pong dello scapolo...
Un racconto da leggere o rileggere è "Blumfeld, uno scapolo anzianotto".
Blumfed torna una sera nella sua triste stanza da solo, senza neppure un cane che gli faccia compagnia, e trova due palline bianche - che noi potremmo dire da ping pong - danzanti e rimbalzanti. Si tratta di un fenomeno sovrannaturale che confonde il misero Blumfeld; passa la notte in qualche modo, angosciato dalle due vivacissime sfere, la mattina dopo tenta di regalare questo giochino prodigioso e ribelle al figlio scemo della portiera, tale Alfred, e scappa letteralmente in ufficio. Qui ritrova la sua scomoda condizione di impiegato cui il capo ha dato due praticanti indisciplinati e buffoneschi come aiuto. In realtà i due lo fanno impazzire. Si capisce che la faccenda delle due sfere magiche è da mettere in rapporto con quella dei due praticanti fannulloni. L'una illustra l'altra.
"Blumfeld" si legge nella traduzione a cura di E. Pocar nel volume delle Opere di Kafka (Mondadori), o, a cura nostra, in "Descrizione di un duello ed altri racconti", pubblicato da Scribd.
Il racconto può essere descritto in cinque momenti: quello della recriminazione di Blumfeld sul cane mancante, quello della scoperta delle palline, quello della lotta tra Blumfeld e le medesime, quello della trattativa di Blumfed con Alfred per "donargli" il gioco, quello infine dei due praticanti. Oppure in due momenti, quello che inizia con la salita di Blumfeld in casa e termina con il suo ingresso in ufficio, e quello in cui entrano in scena i due praticanti, fino in fondo.
Il momento della recriminazione di Blumfeld sul cane mancante è un regalo extra al lettore: si vorrebbe un cane da compagnia, se ne elencano i vantaggi, ma se ne temono i fastidi immediati e prossimi, s'immagina il cane vecchio e bisognoso di cure, per concludere che no, è meglio stare senza cane.
Non privo di comicità neppure il momento della lotta tra Blumfeld e le palline o sferette che dir si voglia, dotate di una loro personalità. Fastidioso, più che comico, il momento della trattativa di Blumfeld con Alfred, che non capisce perché gli si vogliano regalare le palline. Giustamente sospetta. Eccellenti personaggi i due praticanti, da mettere in rapporto agli aiutanti dell'agrimensore ne "Il castello". Due deficienti dotati di qualità clownesche.
N.B. Il lettore italiano è certo tentato di prendere queste "due palle" per qualcos'altro, ma sarebbe una forzatura impropria - ai danni della lingua tedesca.
Blumfed torna una sera nella sua triste stanza da solo, senza neppure un cane che gli faccia compagnia, e trova due palline bianche - che noi potremmo dire da ping pong - danzanti e rimbalzanti. Si tratta di un fenomeno sovrannaturale che confonde il misero Blumfeld; passa la notte in qualche modo, angosciato dalle due vivacissime sfere, la mattina dopo tenta di regalare questo giochino prodigioso e ribelle al figlio scemo della portiera, tale Alfred, e scappa letteralmente in ufficio. Qui ritrova la sua scomoda condizione di impiegato cui il capo ha dato due praticanti indisciplinati e buffoneschi come aiuto. In realtà i due lo fanno impazzire. Si capisce che la faccenda delle due sfere magiche è da mettere in rapporto con quella dei due praticanti fannulloni. L'una illustra l'altra.
"Blumfeld" si legge nella traduzione a cura di E. Pocar nel volume delle Opere di Kafka (Mondadori), o, a cura nostra, in "Descrizione di un duello ed altri racconti", pubblicato da Scribd.
Il racconto può essere descritto in cinque momenti: quello della recriminazione di Blumfeld sul cane mancante, quello della scoperta delle palline, quello della lotta tra Blumfeld e le medesime, quello della trattativa di Blumfed con Alfred per "donargli" il gioco, quello infine dei due praticanti. Oppure in due momenti, quello che inizia con la salita di Blumfeld in casa e termina con il suo ingresso in ufficio, e quello in cui entrano in scena i due praticanti, fino in fondo.
Il momento della recriminazione di Blumfeld sul cane mancante è un regalo extra al lettore: si vorrebbe un cane da compagnia, se ne elencano i vantaggi, ma se ne temono i fastidi immediati e prossimi, s'immagina il cane vecchio e bisognoso di cure, per concludere che no, è meglio stare senza cane.
Non privo di comicità neppure il momento della lotta tra Blumfeld e le palline o sferette che dir si voglia, dotate di una loro personalità. Fastidioso, più che comico, il momento della trattativa di Blumfeld con Alfred, che non capisce perché gli si vogliano regalare le palline. Giustamente sospetta. Eccellenti personaggi i due praticanti, da mettere in rapporto agli aiutanti dell'agrimensore ne "Il castello". Due deficienti dotati di qualità clownesche.
N.B. Il lettore italiano è certo tentato di prendere queste "due palle" per qualcos'altro, ma sarebbe una forzatura impropria - ai danni della lingua tedesca.
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