Un racconto da leggere o rileggere è "Blumfeld, uno scapolo anzianotto".
Blumfed torna una sera nella sua triste stanza da solo, senza neppure un cane che gli faccia compagnia, e trova due palline bianche - che noi potremmo dire da ping pong - danzanti e rimbalzanti. Si tratta di un fenomeno sovrannaturale che confonde il misero Blumfeld; passa la notte in qualche modo, angosciato dalle due vivacissime sfere, la mattina dopo tenta di regalare questo giochino prodigioso e ribelle al figlio scemo della portiera, tale Alfred, e scappa letteralmente in ufficio. Qui ritrova la sua scomoda condizione di impiegato cui il capo ha dato due praticanti indisciplinati e buffoneschi come aiuto. In realtà i due lo fanno impazzire. Si capisce che la faccenda delle due sfere magiche è da mettere in rapporto con quella dei due praticanti fannulloni. L'una illustra l'altra.
"Blumfeld" si legge nella traduzione a cura di E. Pocar nel volume delle Opere di Kafka (Mondadori), o, a cura nostra, in "Descrizione di un duello ed altri racconti", pubblicato da Scribd.
Il racconto può essere descritto in cinque momenti: quello della recriminazione di Blumfeld sul cane mancante, quello della scoperta delle palline, quello della lotta tra Blumfeld e le medesime, quello della trattativa di Blumfed con Alfred per "donargli" il gioco, quello infine dei due praticanti. Oppure in due momenti, quello che inizia con la salita di Blumfeld in casa e termina con il suo ingresso in ufficio, e quello in cui entrano in scena i due praticanti, fino in fondo.
Il momento della recriminazione di Blumfeld sul cane mancante è un regalo extra al lettore: si vorrebbe un cane da compagnia, se ne elencano i vantaggi, ma se ne temono i fastidi immediati e prossimi, s'immagina il cane vecchio e bisognoso di cure, per concludere che no, è meglio stare senza cane.
Non privo di comicità neppure il momento della lotta tra Blumfeld e le palline o sferette che dir si voglia, dotate di una loro personalità. Fastidioso, più che comico, il momento della trattativa di Blumfeld con Alfred, che non capisce perché gli si vogliano regalare le palline. Giustamente sospetta. Eccellenti personaggi i due praticanti, da mettere in rapporto agli aiutanti dell'agrimensore ne "Il castello". Due deficienti dotati di qualità clownesche.
N.B. Il lettore italiano è certo tentato di prendere queste "due palle" per qualcos'altro, ma sarebbe una forzatura impropria - ai danni della lingua tedesca.
A cura di Nicola Spinosi, il blog è aperto a chiunque voglia leggerlo, ma si rivolge agli appassionati ...
lunedì 5 agosto 2013
Su "Il maestro di scuola di paese" di F.Kafka
Un anziano maestro di scuola di
paese pubblica un breve testo sull’avvistamento di una gigantesca
talpa. L’evento “talpa gigante” e le voci relative richiamano
sul luogo dell’avvistamento non pochi curiosi, ed attirano
l’attenzione di un giovane commerciante della vicina città. In
quale parte del mondo ci si trovi, non sappiamo. Si parla di
carrozze, di ferrovia, di società scientifiche, di associazioni di
maestri, di un periodico di economia agraria.
Ne
Il
maestro di scuola di paese,
scritto da Franz Kafka nel 1915, ha la parola il commerciante di
città, che narra di aver pubblicato a sua volta un testo in merito
alla fondatezza dell’avvistamento della talpa, e di aver tentato
senza successo di diffonderlo.
Il racconto di Kafka
coincide dunque con il racconto in prima persona del commerciante,
mentre i due testi diciamo scientifici pubblicati prima dal maestro,
poi dal commerciante, restano più o meno ignoti al lettore. Lo
scritto del maestro sappiamo che s’intitola “Una talpa tanto
grossa come ancora nessuno l’ha vista”.
Della talpa si dice
poco e nulla, poco dei testimoni, mentre un certo spazio viene dato
all’immagine della scienza che il commerciante, evidentemente
avveduto, propone. Egli narra soprattutto del suo difficile rapporto
con l’anziano maestro.
Mentre il maestro
crede che sia esistita la gigantesca talpa (di un paio di metri), e
consacra la sua vita a tale fede, il commerciante è più interessato
a difendere il maestro dal ridicolo che quella fede in definitiva gli
ha tirato addosso, che non alla talpa. Il commerciante, che si
dichiara non zoologo, riascolta i testimoni dell’avvistamento, in
certo modo rifà l’indagine del maestro, pur senza averne letto,
deliberatamente, il testo. Sono due dilettanti, entrambi esterni al
mondo della scienza: il maestro è uno scienziato ingenuo, il
commerciante è un epistemologo free lance; il maestro s’impegna
con la cosa, il commerciante con la procedura del maestro, e, nel suo
racconto, tratta soprattutto del suo rapporto con il maestro, lui un
giovane, l’altro un anziano, lui dotato di cultura, l’altro solo
di fede.
Il
racconto di Kafka non è intitolato, ad effetto, “La talpa
gigante”, ma Il
maestro di scuola di paese.
Non che l’autore de La
trasformazione
(“Metamorfosi”, se si è affezionati al più famoso titolo in
italiano di Kafka) sia riluttante davanti agli animali immaginari,
anzi. Qui tuttavia sembra prenderne le distanze, occupandosi d’altro
immaginario, nel dettaglio dell’intrigo dei rapporti tra il
commerciante e il maestro, tra il campagnolo e il cittadino, tra il
giovane e l’anziano, tra lo scopritore e il critico, tra chi ha
denaro e chi non ne ha, tra chi è arrivato prima e chi è venuto
dopo. Tra “la verità” (a cura del maestro) e “la credibilità”
(a cura del commerciante).
Commentare
questo racconto in merito all’intrigo relazionale tra i due
protagonisti ed a quello personale psicologico del commerciante,
aggiungerebbe,ai due, un terzo personaggio, quello del lettore
odierno, dunque il racconto di Kafka è una trappola, come la
faccenda della talpa è una trappola per il maestro e, dopo, per il
commerciante. La eviteremo, lasciando ad altri il “piacere” di
leggere, per esempio nella traduzione di Anita Rho, se non in
tedesco, “La talpa gigante”, ne Il
messaggio dell’imperatore,
Torino 1958. Se non nell'edizione a cura di Ervino Pocar, Tutti
i racconti,
Milano 1970.
Il commerciante
cerca di promuovere il suo scritto “scientifico”: un periodico di
economia agraria gli dedica una noterella ironica stampata a
caratteri piccoli in una delle ultime sue pagine; si capisce che i
responsabili del periodico, nella fretta liquidatoria, han creduto di
trovarsi di nuovo davanti al testo del maestro. La confusione che i
responsabili fanno tra i due scritti non è interessante perché
indica che non si è letto, da parte dei responsabili del periodico,
né il primo né il secondo scritto, ma perché suggerisce che il
maestro, ingenuo scienziato dilettante, ha dato luogo, con il suo
scritto ad un campo che ingloba ogni commento.
Non se ne esce, così
come il commerciante non riesce ad indurre il maestro ad andarsene da
casa sua, da ultimo: si è piazzato a sedere, fuma la sua pipa
puzzolente e sembra che non se vada proprio più, il testardo
vecchietto.
In quanti, a volte,
crediamo nell’esistenza di “talpe giganti”?
mercoledì 31 luglio 2013
Uno spunto su "Il processo" di F.Kafka.
Su La Repubblica di oggi 31 luglio 2013 si legge un articolo in merito alla fama di Kafka in quanto personaggio - che non c'interessa. Invece è notevole l'accenno ad una interpretazione de Il processo in chiave biomedica: per cui i tre visitatori che danno inizio alla persecuzione del protagonista sarebbero i "tre sbocchi di sangue" (emottisi) inauguranti la malattia di Kafka.
Non pochi sogni possono essere interpretati secondo tale chiave biomedica.
Non pochi sogni possono essere interpretati secondo tale chiave biomedica.
Etichette:
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sabato 9 febbraio 2013
Descrizione di un duello. Avviso ai naviganti
Chi è interessato a queste traduzioni può rivolgersi all' indirizzo
http://www.scribd.com/doc/124353799/
Franz Kafka Racconti
per leggere l'intera serie. A prezzo politico.
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lunedì 14 gennaio 2013
F.Kafka:La finestra sulla strada
Chi vive in solitudine, e nonostante ciò di tanto in tanto vorrebbe accompagnarsi non sappiamo dove con gli altri, chi, tenendo conto dei cambiamenti dell’orario, del tempo, dei rapporti di lavoro e simili, desidera senz’altro vedere un qualsiasi braccio al quale potrebbe tenersi, - costui, senza una finestra sulla via, non ce la farà a lungo. A lui succede di non cercare quasi niente, e soltanto come un uomo che non ne può più, gli occhi vaganti tra il pubblico ed il cielo, va al davanzale della sua finestra, e senza volere ha voltato un po’ la testa, così che in basso il cavallo, cui segue carrozza fracassona, lo entusiasma, e per tal mezzo da ultimo anche l’umana armonia.
mercoledì 9 gennaio 2013
F.Kafka: Escursione in montagna
“Non so”, gridavo senza emettere alcun suono, “davvero non so. Se nessuno viene, allora viene proprio nessuno. Non ho fatto niente di male a nessuno, nessuno ne ha fatto a me, ma di darmi una mano nessuno ha voglia. Proprio nessuno. Tuttavia non va esattamente in questo modo. E’ che nessuno mi dà una mano – altrimenti sarebbe un vero nessuno gentile. Farei molto volentieri – perché no? – un’escursione in compagnia di effettivi nessuno*. Naturalmente in montagna, sennò dove? Come si stringono tra sé, questi nessuno, tutte queste braccia aperte e intrecciate, tutti questi piedi distanti tra loro da pochi passi! Tutti in frac, si capisce. Non va male, il vento passa attraverso i vuoti che noi e le nostre membra lasciamo aperti. In montagna si liberano le gole, manca poco che noi cantiamo”.
* Si ricorda Ulisse alle prese con Polifemo.
lunedì 17 dicembre 2012
F.Kafka: Abiti
Spesso
quando vedo abiti tutti a pieghe, gale e ornamenti, che vestono a
meraviglia dei bei corpi, penso che non dureranno tanto, che faranno
grinze difficili da stirare, che s’impolvereranno senza rimedio.
Indossare lo stesso pregiato abito la mattina, toglierselo di sera,
che ridicolezza, che grigiore!Eppure
vedo ragazze bellissime che esibiscono caviglie tornite, pelle tesa e
masse di capelli lisci, ogni giorno escono con questo loro abito di
natura e appoggiano sempre sulla stessa palma della mano il medesimo
viso: allo specchio. Soltanto
di sera, qualche volta, quando tornano da una festa, il viso sembra
loro gonfio, sciupato, passato di moda, visto da tutti e ormai a mala
pena sopportabile.
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