lunedì 13 febbraio 2017

Kafka e le comiche

Di recente ho visto una comica con Stallio e Ollio dove i due insieme a due donne fanno un gran guazzabuglio con una tinozza d'acqua, e mi è tornato in mente un brano di America dove Brunelda dietro un armadio fa il bagno - nella stanza tre altre persone, Delamarche, Robinson e il protagonista del romanzo, Karl. In effetti le comiche americane del muto corrispondono a certi quadretti kafkiani, ciò inducendo a rivalutare il già noto versante comico kafkiano.

Ne Il castello (capitolo 11) si ha un assaggio della sistemazione che tocca a Frieda e a K, il protagonista, i quali sono alloggiati in un edificio scolastico assai spoglio, com'è ovvio, dal punto di vista abitativo. A parte la presenza comica dei due cosiddetti aiutanti o assistenti di K, che il lettore lento (come il sottoscritto impegnato a tradurre) tende a dimenticare, ma uno spettatore al cinema apprezzerebbe molto, la scena dell'arrivo di K nella sua abitazione di fortuna, mi ha ricordato certi scorci comico-miserabili di Chaplin, e anche di Totò (v. "Totò cerca casa")

sabato 4 febbraio 2017

L'emigrante secondo Kafka

Ho postato sul sito Scribd la mia traduzione di Amerika, il primo romanzo scritto da Kafka, con il titolo America, non con l'originale, Lo scomparso (Der Verschollene); il titolo fu dato da Max Brod, amico di Kafka. Fu un abuso, ma di gran qualità e bellezza. 

(30 Maggio 2025) M'informa Scribd che su America c'è il copyright e che ha rimosso la mia traduzione. Evidentemente qualcuno o qualche istituzione ha acquistato i diritti. Grazie comunque dell'attenzione.

giovedì 15 dicembre 2016

Naturtheater von Oklahoma

Ho a disposizione due traduzioni di America, o meglio de Lo scomparso, una Mondadori, degli anni sessanta, l'altra Newton Compton, forse degli anni ottanta: entrambe danno all'ultimo capitolo il titolo "Il teatro naturale di Oklahoma", una formula che mi è cara da decenni. Però Naturtheater significa "teatro all'aperto". 
Capita qui qualcosa che famosissimamente troviamo nella espressione "Grande fratello", in 1984 di Orwell. Big Brother significa "fratello maggiore".
Gli esempi di traduzioni frettolose e però fortunate non mancano.

venerdì 11 novembre 2016

Cunnilinctus

Costretto a finire nelle grinfie di Delamarche, sempre meglio della polizia, Karl Rossmann sale nell'appartamentino che Delamarche scrocca insieme a Robinson a una certa Brunelda; è stanco morto, si butta su un cumulo di tende in un angolo della stanza sovraffollata (è Kafka, il sovraffollamento soffocante è un suo arnese estetico, narrativo, critico, comico), si addormenta. A un tratto lo sveglia un urlo della grassa e belloccia Brunelda, la quale, assisa su un divano, sta (probabilmente) ricevendo  o ha ricevuto una leccata di successo da Delamarche, inginocchiato. Orbene, questo è il secondo accenno al sesso orale, infatti ricordiamoci dell'ottimo brano (v. capitolo primo, America) che descrive la passione della serva di casa per il quindicenne Karl, in Europa. Un giorno lei, la Brummer, lo trascina nella sua stanza e, tra l'altro, glielo propone, il cunnilinctus, al nostro innocentino. Che ripensandoci è ancora in preda allo schifo. "Sei ancora un ragazzino", gli dice Robinson, dopo che entrambi sono stati sbattuti fuori dalla stanza sovraffollata, sul balcone, e ci hanno dormito, bene o male.

martedì 8 novembre 2016

Collodi e Kafka

Delamarche e Robinson hanno la funzione di salvare Rossmann, Karl, il protagonista di America, dal perbenismo, dalla banalità, dall'ordine. Come il gatto e la volpe, o Lucignolo, hanno la funzione di aiutare Pinocchio a restare quello che è. Non importa leggere la descrizione della fuga di Karl, inseguito dal poliziotto, nel capitolo settimo, per avere questa impressione, che America appartenga allo stesso continente di Pinocchio.

mercoledì 2 novembre 2016

L'avvenenza di Karl Rossmann

Finisce con il farsi buttar fuori dal lavoro, Karl, la sua parte di bravissimo ragazzo ben educato non ce la fa contro la parte vagabonda e filibustiera (Robinson e Delamarche), prima dell'espulsione il ragazzo è processato; comunque qui mi concentro su un dettaglio. Per chi non l'avesse capito, si tratta di America, romanzo incompiuto di Kafka. Orbene, il capo della portineria dell'albergo a me pare dedicare attenzioni poco professionali, ancorché autoritariamente espresse, a Karl, la sua smania di tenerlo stretto e di frugargli le tasche fa pensare a mire omosessuali espresse in modo "derivativo". Di fatto, quando Karl non ne può più e schizza via dalle grinfie del portiere capo, leggiamo che il ragazzo passa attraverso l'aria viziata (schwuele) che pesa dentro la portineria - vi stanno al lavoro poco meno di una decina di persone. Solo che quest'aria potrebbe essere invece viziosa (schwule). Del resto, che Karl sia un bel ragazzetto lo si era già capito fin dal primo capitolo, quando vi si narra lo smarrimento che per lui prova la donna di servizio di famiglia, la Brummer. Piace a femmine e maschi.

giovedì 27 ottobre 2016

Confessione di un traduttore dilettante

Ho iniziato a lavorare con la lingua tedesca circa otto anni fa limitatamente al tradurre, certo ho fatto progressi nel senso che adesso sono meno vincolato ai dizionari, sei, comunque non ho alcuna pratica, non parlo né capisco e sempre, quando capita che veda parole tedesche scritte, ho difficoltà. Non so scrivere se non commettendo caterve di errori. Ciò nonostante ho tradotto quasi tutti i testi brevi di Kafka e mi trovo oltre la metà del romanzo noto con il titolo America. Ho tradotto del resto diversi testi di Schnitzler, un testo di Von Kleist, uno di Thomas Mann, e un romanzo di Duerrenmatt. Ho tradotto anche due raccolte di racconti brevi di Thomas Bernhard. Non sono un principiante, ma un cosiddetto dilettante, sordo, muto e analfabeta. L'italiano delle mie traduzioni da Kafka (a parte l'eventualità di qualche cantonata) è abbastanza contorto, senz'altro non è arioso, è ampolloso, ma penso che togliendo questi difetti in modo radicale io farei assurdamente prevalere la mia mente e i miei gusti, ragione per cui tradirei il testo kafkiano. Un fenomeno meno interessante (perché personale) rispetto a quello che ho appena segnalato riguarda il mio modo di scrivere in italiano: a me sembra che nel mio italiano talvolta si nasconda il tedesco di Kafka, se non il tedesco in genere, che offre delle possibilità, a chi lo pratica come traduttore, di imprigionare, ma in modo divertente, le parole italiane al loro significato letterale, se non etimologico. Si gioca, anche, di più con le parole.
Tornando a Kafka, le mie traduzioni spesso mi danno l'impressione di un linguaggio non sufficientemente letterario, ma invece austero, ufficiale, se non proprio burocratico. Ripeto: ampolloso